Il corpo è il primo territorio da proteggere – afferma Filomena Maggino.
Probabilmente una delle affermazioni più vicine alla rappresentazione della società in cui attualmente viviamo.
Cosa vuol dire, però, nello specifico che il primo territorio da proteggere è il nostro corpo? E che ruolo ha la tecnologia in tutto questo?
Quella che noi oggi tutti chiamiamo – per via anche del modo in cui è stata diffusa da media, Pandemia – potremo identificarla come una Sindemia.
Cos’è la Sindemia?
L’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata. – Secondo la definizione del Treccani.
La definizione del Treccani interpreta benissimo quello che, in realtà, abbiamo affrontato in questi ultimi due anni. La diffusione del virus Covid19 è divenuta un’emergenza, più per le difficoltà a contorno della situazione economica, sociale e sanitaria del nostro paese, che per il virus stesso.
Potrebbe sembrare un’affermazione complessa da fare, ma se ci riflettiamo, questo virus non ha colpito tutti allo stesso modo, quindi in un certo senso lo potremo definire poco democratico.
E questo perché non tutti quanti noi abbiamo lo stesso stile di vita, viviamo nello stesso paese, abbiamo le medesime abitudini alimentari e culturali. Ciò ha influito enormemente sulla creazione di uno stato di emergenza.
Era qualcosa che non si poteva combattere perché, sebbene l’Italia promuova un valore alto rispetto alla speranza di vita di ciascuna persona, in realtà, la qualità della stessa non è delle migliori.
Gli anni in cui ci si inizia ad ammalare, rispetto a quelli in cui si è sani, sono divenuti nettamente superiori. Ciò significa che la qualità della vita si è ridotta.
Ecco perché il presupposto di base per il futuro benessere dell’umanità deve essere quello di proteggere innanzitutto se stessi. In quest’ottica parliamo di “territorio”, perché se il nostro corpo è sano, vive in un contesto professionale e sociale sano, allora la speranza di vita andrà di pari passo alla qualità della vita.
Il nostro corpo è quindi il nostro primo territorio da proteggere
E la tecnologia? Abbiamo sempre sentito dire che, in realtà, è proprio quella che rovina le nostre vite e che ci ha indotto a comportamenti socialmente “malati”.
Non è propriamente così. La tecnologia ha sicuramente portato nella civiltà umana delle nuove abitudini di vita, ma quello che, poi, le persone ne hanno fatto una volta che essa è entrata nelle loro vite, non è colpa della tecnologia. Ma della mente umana, semmai.
La tecnologia ci permette di intepretare gli indicatori di benessere della nostra società, di farci capire cosa, come e dove dobbiamo migliorare, per ottenere quello stato di benessere ottimale che tutti desideriamo.
Con la tecnologia noi possiamo capire quale abitudine abbandonare per vivere meglio, cosa è meglio mangiare per essere sani e qual è la condizione umana ideale per diventare più produttivi sul lavoro.
L’idea, per esempio, di allungare il periodo di lavoro di ciascun essere umano non è sbagliata a prescindere, ma diviene errata nel momento in cui il lavoro in sé non è sano e le modalità con le quali lo si fa non sono psicologicamente benefiche.
L’essere umano per lavorare più anni deve anche essere posto nelle condizioni di vita migliori. Quindi un ambiente di lavoro stimolante, una politica collaborativa in azienda, uno stipendio che gli permetta di fare una vita dignitosa, questi sono i fattori misurabili con la tecnologia, che possono migliorare la qualità della vita e farci stare fisicamente e mentalmente meglio.
Tecnologia e umanità vanno di pari passo per la definizione del benessere sociale.
La tecnologia va accolta, va compresa e va utilizzata bene.
E tu come gestisci il rapporto tra tecnologia e umanità?




