Autorevolezza delle informazioni.
Qualcosa di cui, probabilmente, in questi ultimi due anni specialmente, abbiamo sentito parlare spesso. Magari proprio in qualche commento sotto al post di qualche nostro amico facebokiano, impegnato a criticare le decisioni del governo del momento o a condurre la sua personale battaglia etica contro il sistema.
Ma cos’è veramente l’autorevolezza delle informazioni?
In sostanza è non fermarsi alle fonti che più ci aggradano e si avvicinano alle nostri opinioni già radicate.
Questo che ho appena descritto è proprio un bias cognitivo, ovvero:
tendo a considerare vere quelle informazioni che più si avvicinano alle idee che ho già radicato nella mia mente.
La domanda successiva che ci si dovrebbe porre è: perché faccio questo e non approfondisco?
La risposta è semplice. Siamo diventati pigri intellettualmente e approfondire comporta troppa fatica.
Quando parliamo di approfondimento ci riferiamo all’azione di uscire anche dal mondo di internet e di prendere in mano, magari, l’enciclopedia. O ancora, se proprio dall’online non vogliamo uscire, di imparare a consultare siti considerati autorevoli, come ad esempio le redazioni online di giornali.
E non soltanto una, magari quello supportata dalla nostra fazione politica preferita, ma anche tutte quante le altre.
Partiamo dal presupposto che nessuna informazione che troverai in rete sarà vera al 100%, quindi il tuo compito è di mettere insieme più fonti, anche quelle che non ti aggradano troppo.
Allo stesso tempo, però, questa attività ci mette di fronte una grande verità: le informazioni sono troppe e tutte pronte a “invadere” la nostra visuale.
Questo ci fa andare in una sorta di “ansia da informazione”, perché non sappiamo quale davvero possiamo considerare autorevole, per questo scegliamo la strada più facile. Optiamo per quella più vicina a quello che pensiamo.
E tu ora ti chiederai: come faccio ad evitare che ciò accada?
Non puoi. È questo il punto.
Qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale nel nostro processo informativo?
L’Intelligenza artificiale che guida i social e più in generale il web, ha il “compito” di creare intorno a te la realtà che tu desideri vedere e sentire.
Gli algoritmi di Facebook, Instagram e altri social affini, sono pensati per mostrarti soltanto quello che ti interessa, ripetutamente, in modo che poi tu agisca in base a quello che percepisci essere giusto per te.
Sarai sempre esposto a una quantità notevole di informazioni, ma solo di quelle che “l’algoritmo” ha deciso che interessano a te.
Quindi, anche se può sembrare un po’ catastrofista come visione, non c’è una via d’uscita per questo loop. Dovresti solo non essere presente sui social per evitare che ciò accada.
Ma quanto è comodo entrare su Facebook e intrattenerti, quando non hai nulla di meglio da fare? Se poi ci scappa anche un articolo condiviso sui social da qualche tuo amico, non lo leggi?
La società odierna si basa su queste dinamica e di conseguenza anche il suo modo di percepire le informazioni, di considerarle come autorevoli o meno, è molto influenzato da tutto questo.
E in questo discorso, qual è il ruolo della privacy?
Bella domanda, vero? Il ruolo della privacy è interessante in questo contesto.
Viviamo in un mondo dove praticamente condividiamo sui social ogni nostra azione, ogni luogo che visitiamo, facciamo gli home tour e ci dilettiamo a mostrarci in epiche stories di cucina o sportive. Siamo interessati a sapere chi ci “guarda”, ma poi ci arrabbiamo se qualcuno ci parla di identità digitale.
La nostra privacy è tutto per noi, fino a quando non ci dobbiamo mostrare. Ecco, il ruolo della privacy qual è oggi: è importante per noi fino a quando non implica l’esclusione del voyeurismo altrui dalle nostre vite.
La comunicazione in tutto questo panorama ha un ruolo importantissimo, perché “parlare” anche senza sapere esattamente da dove viene la nostra opinione, pur di far sentire che ci siamo, di mostrarci, è molto più importante che fermarsi ed approfondire.
Ecco perché è fondamentale saper gestire la comunicazione, riconoscere i codici giusti e imparare a renderla funzionale. Comunicare, in qualsiasi modo lo facciamo, è per noi una necessità.
Perché non trasformarla anche in qualcosa di utile per noi?
Impara a rendere autorevoli le informazioni, gestendo la tua comunicazione




